DEBUTTO NAZIONALE | Festival Asti Teatro 2018
Nota in margine
Per un paio d’anni, sul primo isolato di via Garruba a Bari, hanno tenuto il loro fantastico bazar Atelier 1900, Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario. Esperti di storia della moda e stilisti, sono stati loro a farci conoscere Elsa ed è con loro che abbiamo incominciato il percorso verso il quarto ritratto femminile del nostro più recente repertorio. Per questa produzione, oltre alla collaborazione di un fotografo e scenografo, Maurizio Agostinetto, ci è sembrata felice la disponibilità di Eleonora Mazzoni, scrittrice, che, condividendo l’impresa, ci ha assistiti nella redazione del testo. L’attore Marco Grossi e la cartoonist Beatrice Mazzone hanno infine completato il gruppo dedito alla creazione.
Elsa Schiaparelli (1890-1973) è stata una grande stilista italiana e una delle più influenti figure nella moda del Novecento. Più vicina all’arte che all’artigianato, è diventata famosa alla fine degli anni 20 del secolo scorso, quando ancora nella società dominava lo sfarzo decorativo di superficie e quel “consumo ostentativo” della ricchezza di cui gli uomini del ceto alto investivano le mogli.
Elsa partecipò da protagonista a quella rivoluzione del costume, degli stili di vita, del relazionarsi tra i sessi che ancora oggi influenza le nostre esistenze e l’idea stessa di bellezza, creando un nuovo modello femminile e contribuendo all’emancipazione delle donne. E se la coeva nonché rivale Chanel le liberò fisicamente dai corsetti e dalle guaine che le ingabbiavano da secoli, promuovendo con il suo stile sobrio e comodo la naturale mobilità del loro corpo, Elsa le liberò mentalmente.
La sua idea di bellezza non è mai ovvia, è audace e sfrontata, fuori norma, visto che la norma, come tutte le categorizzazioni, è arbitraria ed è semplicemente la media che la società trova accettabile. La Schiaparelli chiese alle donne di osare, di essere creative e uniche. Le invitò a conoscere se stesse, allontanandosi dai condizionamenti esterni. Ad avere coraggio. E in effetti ci voleva coraggio per indossare un cappello che era una scarpa girata al contrario!
Però chi lo dice che se un oggetto ha la forma di una scarpa, bisogna metterselo per forza ai piedi? Il significato delle cose non è forse dato dalle convenzioni a cui siamo abituati?
Elsa sfidò queste convenzioni e invece che ai piedi, la scarpa se la mise, appunto, in testa. Collaborò con artisti come Dalì, Cocteau, Aragon, Ray, Clair, Duchamps, Sartre, vestì stelle del cinema: da Katharine Hepburn a Lauren Bacall, da Marlene Dietrich a Mae West.
Più surrealista dei surrealisti, fece emergere il mondo nascosto dei sogni e dell’inconscio, lanciando miriadi di novità. Così nacquero gli impermeabili per la sera e i lucchetti per gli abiti.
Insieme a Dalì ideò il cappotto a forma di scrivania, con i cassetti, ispirato a uno dei suoi famosi quadri.
Il vestito lungo con dipinta un’aragosta, circondata da ciuffi di prezzemolo. Il vestito lacrime, di seta chiaro, con strappi rosa e rossi come se fosse carne viva. Il tailleur nero con tasche rifinite da bocche rosse, che sembravano organi genitali femminili. Il cappello nero col tacco di velluto rosa shocking che svettava come una piccola colonna. Come un fallo. Utilizzò materiali nuovi come il tweed, il tessuto escorce d’arbre, le fibre artificiali. Il cellophane. La paglia. Persino il vetro.
E poi le zip. Zip che si vedevano. Di colori diversi dagli abiti. Posizionate in luoghi inconsueti. Quelle zip che in Italia il fascismo vietava, chiamandole “chiusure adulterio”, ecco, lei le metteva anche negli abiti da sera. La moda era per lei un atto politico.
Il nostro lavoro, che al momento intitoliamo SCHIAPARELLI LIFE, intercetta Elsa nell’ultimo periodo della sua vita, quando, chiusa la maison, recuperata, per così dire, una dimensione famigliare, redigerà la propria autobiografia. Traendo spunto da un suo reale rapporto con due “governanti”, la nostra azione mette in relazione Elsa con un “maggiordomo” impegnato nell’assisterla e di volta in volta: nemico, complice, infermiere, servo, figlio… figlia.
In compagnia forse soltanto di un fantasma o di una proiezione della solitudine, Elsa ripercorre la sua vita, quando, da poco finita la prima guerra mondiale e ancora lontana la seconda, aveva l’impressione che tutto fosse possibile, e che potesse bastare il talento e l’impegno per vivere liberi e felici. Rievoca i suoi successi professionali, le sue intuizioni, la sua arte, la sua idea di bellezza, ma anche le fatiche dell’inizio, il prezzo pagato per l’ambita libertà e le scelte dolorose. Lei che, abbandonata dal marito mentre era incinta, ha fatto crescere la sua unica figlia (Gogo), poliomielitica, in collegi rinomati ma lontani, accettando lunghe separazioni per poter continuare a lavorare.
Sottraendoci a un indirizzo meramente narrativo, puntiamo all’evocazione del carattere e della storia della Schiaparelli attraverso l’esercizio di una relazione inventata: intima ma non intimista; concreta ma non naturalista. Consapevoli della difficoltà che comporta l’uso dell’immagine, il lavoro comprenderà una componente visuale, non didascalica, concepita come espansione del sorprendente immaginario di quest’artista.
Nunzia Antonino e Carlo Bruni
“Ma come posso spiegarti, Gogo, che la bellezza è sempre inconsueta ed eccentrica, perturbante e illogica, come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio… E a volte è persino dolorosa, la bellezza, sfuggente e fluida, non imbalsamata in regole e categorie. Anzi, contraddice tutte le certezze. Va cercata, scovata, rintracciata, e ha bisogno di tempo, perché non è né evidente né manifesta, a tal punto è profonda. Anche se non può essere oscura, la bellezza, perché è chiara. È infuocata, ma non urla, non è scomposta. Non ha preziosità esteriori, è pregiata dentro. È semplice, e la presunzione la distrugge ma è inscindibilmente legata all’intelligenza. Non va di corsa, però la bellezza è veloce. Non rincorre e non trascina. Accompagna, sostiene, consola. È coraggiosa, esigente con sé stessa, mai brusca verso gli altri. È audace e amante del pericolo, la bellezza, e comprende, perdona, salva. Per sempre, perché lei, la bellezza, lei sì, è eterna.”
(dalla scrittura preliminare in forma di racconto di Eleonora Mazzoni)
Scarica la scheda artistica di SCHIAPARELLI LIFE
DISPONIBILE DA LUGLIO 2018
SCHIAPARELLI LIFE
di Eleonora Mazzoni
regia Carlo Bruni
con Nunzia Antonino e Marco Grossi
scena Maurizio Agostinetto, Carlo Bruni
immagini in movimento Bea Mazzone
luci Carlo Bruni
consulenza/costumi Luciano Lapadula, Vito Antonio Lerario
assistenza tecnica Filippo Losacco
organizzazione Nicoletta Scrivo
ufficio stampa Paola Maritan
amministrazione Franca Veltro
produzione Casa degli Alfieri, Teatro di Dioniso, Asti Teatro
con la collaborazione di sistemaGaribaldi, La luna nel letto
CONTATTI
Nicoletta Scrivo | Teatro di Dioniso
organizzazione@teatrodidioniso.it | nicolettascrivo@gmail.com
www.teatrodidioniso.it | +39 335 6706269
Una donna sola, chiusa nella sua casa. E’ possibile farle visita a orari stabiliti. Le visite seguono il ritmo dei pasti e le regole dell’ospitalità’. Il ritmo della vita e quello del teatro si sovrappongono. In ogni casa c’è una stanza segreta. E’ il luogo più intimo e isolato: il luogo dove tutto ciò che doveva rimanere segreto è rivelato.
THE SECRET ROOM è presentato nella casa della protagonista, esponendo lo spazio domestico e personale allo sguardo estraneo dello spettatore-ospite, alla ricerca di un’impossibile, illecita geografia dell’intimità’.
Nel giugno 2000 esce a Melbourne THE SECRET ROOM.
Dal giorno della prima, stampa, televisione e radio lo descrivono come uno degli spettacoli più innovativi e importanti realizzati da una compagnia australiana.
Lo spettacolo nel 2012 supera le 1600 repliche ed è presentato in numerosi Festival Internazionali tra cui ricordiamo: Melbourne International Festival, Sydney Olympic Festival, Vienna Westwochen, San Diego Centre of Contemporary Arts, Contemporanea Teatro Metastasio Prato, Genova Capitale Europea della cultura 2004 Teatro della Tosse.
Nel 2001 THE SECRET ROOM vince i due maggiori premi del teatro australiano (Green Room Award e MO Award) come Migliore Spettacolo dell’Anno e Migliore Spettacolo di Innovazione.
Roberta Bosetti riceve la nomination dal 2001 al 2004 come migliore attrice nelle ultime 4 edizioni del Green Room Award (Il corrispettivo australiano dei Tony Americani).
Nell’ ottobre 2002 è stata presentata al Melbourne International Festival of the Arts, la versione di 13 ore di The Secret Room.
I biglietti ($150), data l’enorme richiesta, sono stati assegnati attraverso una lotteria nazionale.
THE SECRET ROOM è stato visto dal vivo da 16000 persone, ha ricevuto più di trecento recensioni e le è stata dedicata la prima pagina da giornali come The Australian, The Age, USA Web World, In Press.
Da maggio 2006 è disponibile anche in Italia il libro THE SECRET ROOM: un diario, pubblicato da Teatro delle Ariette Libri.
Il luogo dello spettacolo è segreto e verrà comunicato al momento della prenotazione. Ogni sera dieci spettatori. Sarà servita una cena.
In THE SECRET ROOM lo spettatore bussa alla porta, la protagonista apre, non c’è mediazione tra i due (biglietteria, foyer), non c’è separazione di luoghi (platea, palcoscenico), è presente solo la relazione diretta tra i due, la possibilità di uno scambio, di un accordo. Della casa si utilizza l’ingresso, il salotto, la sala da pranzo, dove una cena sarà servita, e la stanza segreta. Questo è il luogo più intimo e più isolato dato che, come sappiamo bene, in ogni casa c’è una stanza segreta in cui ciò che dovrebbe rimanere celato è rivelato.
THE SECRET ROOM affronta l’insidiosa e penetrante logica del rapporto Donna/Casa, Woman/House, Femme/Maison: la casa come luogo di confino per la donna.
THE SECRET ROOM ricerca le tracce di una alterità che rifiuta di essere totalmente addomesticata. L’effetto disturbante di ciò che non è familiare nel familiare, di ciò che c’è di non addomesticabile nella domesticità.
Usare la casa vuol dire ritornare alla fonte di tutti i nostri ricordi: la casa di famiglia della nostra infanzia.
Con THE SECRET ROOM ci siamo spostati dal regno della “scena” a quello dell’“osceno”. L’osceno si genera nella transizione dallo spettacolo alla trasparenza.
Scarica la scheda artistica di THE SECRET ROOM
THE SECRET ROOM
di e con Renato Cuocolo e Roberta Bosetti
Regia Renato Cuocolo
produzione Cuocolo/Bosetti IRAA Theatre
Luogo: Casa privata in cui, per quel periodo, Cuocolo/Bosetti vivono.
Spettatori: 10 a sera.
Durata: 90 minuti.
CONTATTI
Nicoletta Scrivo | Teatro di Dioniso
organizzazione@teatrodidioniso.it | nicolettascrivo@gmail.com
www.teatrodidioniso.it | +39 335 6706269
DEBUTTO NAZIONALE 14 marzo 2018
Teatro Santa Chiara – Mina Mezzadri | Brescia
Enigma filologico, impenetrabile documento, lettera d’amore a un destinatario sconosciuto, i Sonetti di Shakespeare diventano qui a pieno titolo uno dei testi teatrali shakespeariani: forse l’unico monologo della sua teatrografia.
L’ordine dei componimenti viene ricostruito in una nuova lingua e una nuova drammaturgia, un complesso romanzo d’amore con quattro figure e una sola voce: con il Narratore dei Sonetti Shakespeare crea infatti uno dei suoi grandi protagonisti, un personaggio clownesco e sboccato, straziante e disperato, di allucinata modernità.
Una fra le più complesse e grandiose opere di poesia dell’età moderna diventa in questo spettacolo un altare sacrificale, un evento di grazia e furore, canto e lamento, beffa e bestemmia, che anticipa i grandi canzonieri d’amore del Novecento, da Auden a Pasolini, da Salinas a Testori.
Con Shakespeare/Sonetti Valter Malosti conclude nel migliore dei modi la sua trilogia sullo Shakespeare “non teatrale” iniziato con Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia.
“Patetico e disperato è l’amore che nei Sonetti si racconta, un amore tanto limpido quanto squilibrato, infelice, fuori asse: l’amore di un uomo ormai maturo nei confronti di uno molto più giovane e bello, un vecchio poeta disposto anche a coprirsi di ridicolo, a rendersi buffone agli occhi della gente, pur di esprimere il suo sentimento, affermandolo in un gesto plateale e spudorato: la poesia. Il Narratore fa della sua poesia il suo stesso palcoscenico. Come accade nella tradizione popolare, la parola diventa non solo lo strumento di un dialogo, ma il luogo di una performance: invocazione, elegia, preghiera, lamento, dichiarazione. Ciò che avviene nei Sonetti è innanzitutto l’esibizione di un io disperato e precario, disposto a dire tutto, a farsi povero e buffone, a divenire esso stesso spettacolo, pur di non perdere l’Altro: il bel giovane, l’ombra misteriosa e mai identificata dell’opera shakespeariana, un personaggio idealizzato e irrealizzabile, bellissimo e indifferente, simbolo della luce e della grazia, unico baluardo di eternità contro l’incombere della morte.
All’apollineo numinoso del far young si contrappone, opposto e complementare, il buio della dark lady: il contrappeso d’ombra, il contrappasso nero di tutto ciò che il ragazzo rappresenta nella luce. Oggetto inclassificabile della filologia shakespeariana, la dark lady diventa lo specchio perverso del Narratore, la sua parte rimossa e tuttavia necessaria: l’eros funereo, l’ossessione del corpo, la nevrosi mortuaria, il furore e la farsa, una figura di crudeltà cinica e umorale in cui veder ritornare l’innominabile. La dark lady, creata in scena da Michela Lucenti, è ciò che il Narratore non vuole essere e tuttavia non può fare a meno di essere: l’ombra infera che la luce del Ragazzo non annulla ma anzi allunga e distorce.
Ecco quindi forse la contraddizione che rende i Sonetti la più estrema e dolorosa fra le tragedie shakespeariane: nel personaggio del Narratore, Shakespeare mette in scena il dissidio insanabile fra gli opposti, il contrasto fra luce e ombra, ordine e caos, delirio e realtà, amore e morte. È proprio in questo nodo irrisolvibile che accade la poesia: inscenati come testo teatrale, i Sonetti diventano un dibattito per voce sola e corpi, uno spazio instabile e irrequieto popolato dai fantasmi di uno solo che diviene moltitudine.”
Valter Malosti
Scarica la scheda artistica di SHAKESPEARE/SONETTI
Scarica l’estratto di rassegna stampa si SHAKESPEARE/SONETTI
SHAKESPEARE / SONETTI
versione italiana e adattamento teatrale Fabrizio Sinisi e Valter Malosti
regia Valter Malosti
coreografie Michela Lucenti
con Valter Malosti Io Narrante / Il Poeta Come Buffone
Michela Lucenti Dark Lady
Maurizio Camilli Il poeta rivale
Marcello Spinetta Il giovane ragazzo
ed Elena Serra S.
scene e costumi Domenico Franchi
luci Cesare Agoni, Sergio Martinelli
acconciature e trucco Bruna Calvaresi
assistente alla regia Elena Serra
canzoni Domenico Modugno –Un pagliaccio in paradiso, Che cosa sono le nuvole, Dio come ti amo–
progetto sonoro Valter Malosti
musiche voci e frammenti sonori da Alan Splet, Murcof, Bruno Pronsato, Michael Nyman, Al Pacino, Scanner, Arvo Pärt
estratti da ‘Liquefatto’, progetto musicale di Gup Alcaro e Valter Malosti
suono Edoardo Chiaf, Fabio Cinicola, Jacopo Bertoli
foto Umberto Favretto
produzione CTB Centro Teatrale Bresciano, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatro di Dioniso
DISPONIBILE DA MARZO 2018
LA TRILOGIA DEL CANTIERE SHAKESPEARIANO PUO’ ESSERE PROGRAMMATA IN FORMA COMPLETA, OGNI SPETTACOLO HA FORMA AUTONOMA E DEFINITA
CONTATTI
Nicoletta Scrivo | Teatro di Dioniso
organizzazione@teatrodidioniso.it | nicolettascrivo@gmail.com
www.teatrodidioniso.it | +39 335 6706269