2018/2019 | IFIGENIA IN CARDIFF (Iphigenia in Splott) | Teatro di Dioniso

Effie la sfrontata, la sboccata, la squattrinata Effie vive in un Galles di periferia, a sud di Cardiff, nel quartiere di Splott, dove conduce un’esistenza irregolare senza progetti, senza futuro.
Vive di niente Effie; qualche spicciolo dall’assistenza sociale e i soldi che, tra un litigio e un altro, la nonna le lascia sul tavolo sbattendo la porta.
Come in un film di Ken Loach, Effie è una dei tanti relitti di umanità ai margini a cui nessuno si interessa, tranne per dare distrattamente un’occhiata al suo bel fondoschiena.
La sua identità Effie la cancella tutte le sere distruggendosi di alcol: sotto botta alcolica, il mondo grigio e ostile non esiste più. “Compagni di sbronze” di questa creatura suburbana sono la coinquilina Leanne e Sacha, l’amico un po’ sciocco con cui scopa senza fantasia e senza amore.
E se fosse proprio l’Amore a cambiare la sua vita? Un incontro, in una notte alcolica e folle, un uomo diverso dagli altri, un soldato tornato dall’Afghanistan, segnerà l’inizio di una trasformazione. Questa buffa e sguaiata crisalide dimostrerà a se stessa di poter essere migliore di come è stata fino ad allora. Anche se nulla è come sembra, anche se altri colpi di scena ribalteranno ancora una volta la rotta, Effie non sarà mai più la stessa.

IFIGENIA IN CARDIFF di Gary Owen (dall’originario Iphigenia in Splott), è un delirio monologante denso di lucidità che si rivela a poco a poco, ribaltando gli equilibri del senso comune e scardinando moralismi e perbenismi vari, con il suo attacco sferrato in pieno viso contro l’ipocrisia della società e di una politica dell’austerity che finisce per stringere la morsa sempre sui soliti noti: i più deboli.
Con un linguaggio abrasivo pieno d’ironia tagliente, Owen affonda il coltello nelle maglie sconnesse della contemporaneità, consegnandoci il ritratto al vetriolo di una Ifigenia moderna che non ci sta ad essere la vittima sacrificale di un sistema già scritto, reagisce,  si oppone al fato che la vorrebbe vendicativa e miope, con un inaspettato, gratuito e sconcertante atto di compassione.
Davanti ai fallimenti del nostro tempo, Effie non è di certo un capro espiatorio ma testimone ferale e voce d’accusa contro un potere che, con la sua ingombrante ingordigia, divora le vite degli altri.

A questa “nuova” Ifigenia dà  corpo e  voce Roberta Caronia, in una prova estrema e perturbante, dentro uno spazio dove nulla dovrà distrarci dalla “passione” laica squadernata in una via crucis che si dipana dentro un paesaggio  che di greco non ha più niente: locali oscuri, spiagge devastate, fabbriche che sembrano astronavi schiantate, montagne di metallo, binari di treno che non portano più a nulla, gru, tubi, cataste di ciminiere, ospedali labirinto, pony selvaggi, pneumatici scoppiati, elicotteri che rombano forte sulle teste, water abbandonati, rovine di case, lastre di cemento come lapidi, vetri che scintillano alla luna.

Roberta Caronia si è aggiudicata, per questa interpretazione, nel 2017, il XIII Premio Virginia Reiter.

La motivazione con cui la giuria presieduta dal nuovo presidente Ennio Chiodi e composta da Rodolfo Di Giammarco (la Repubblica), Gianfranco Capitta (il Manifesto), Maria Grazia Gregori (l’Unità) e Maurizio Porro ha decretato la vittoria dell’attrice recita: “Tra le varie ossessive e alterate identità che hanno messo in luce il talento nevrotico di Roberta Caronia c’è in particolare un percorso di giovani figure classiche (Ismene, Antigone, Ermione) che porta fatalmente alla via crucis di una Ifigenia contemporanea, ritratto di un’emarginata del Galles che ha fatto deflagrare la sua ossessione corporea e un suo straordinario flusso di coscienza in “Ifigenia in Cardiff” di Gary Owen (in origine “Iphigenia in Splott”) con regia di Valter Malosti, che l’aveva anche diretta in un’acuminata versione siciliana del “Berretto a sonagli” di Pirandello. Avendo lei già mostrato un suo ben forte carattere nella “Clitennestra” di Vincenzo Perrotta, in “The Coast of Utopia” di Stoppard, e nei panni della coraggiosa Rita Atria de “Il mio giudice” di Maria Pia Daniele, facendo buon uso della formazione con Piotr Fomenko e Nicolaj Karpov”.

Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale nel giugno 2017 all’interno della XXII edizione del Festival delle Colline Torinesi.
Il primo studio è stato presentato a dicembre 2016 nell’ambito della rassegna Trend – Nuove frontiere della scena britannica di Roma

 

Scarica la scheda artistica di IFIGENIA IN CARDIFF

QUI un estratto di rassegna stampa su IFIGENIA IN CARDIFF

 

IFIGENIA IN CARDIFF
(Iphigenia in Splott)
di Gary Owen
traduzione Valentina De Simone
con Roberta Caronia
regia di Valter Malosti
luci Francesco Dell’Elba
produzione Teatro di Dioniso

 

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Nicoletta Scrivo | Teatro di Dioniso
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