FUGA A TRE VOCI // GIORDANA BONI CESCON PALAZZESI

#iorestoinscena terzo movimento: FUGA A TRE VOCI, un progetto di Marco Tullio Giordana, che ha curato anche la regia, intorno all’appassionante relazione fra la poetessa austriaca Ingeborg Bachmann  e il musicista tedesco Hans Werner Henze, testimoniata da un intenso carteggio che si protrae per un ventennio. A dare loro corpo e voce, due interpreti fra i più amati della nostra scena, Michela Cescon e Alessio Boni, contrappuntati dalla chitarra di Giacomo Palazzesi. Sabato 1 agosto lo spettacolo debutta proprio nell’ambito del 45° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano – fondato da Henze nel 1976 .

Hans Werner Henze e Ingeborg Bachmann si incontrano per la prima volta nell’autunno del 1952. Nati a pochi giorni l’uno dall’altra, non hanno che ventisei anni, entrambi stanno tentando di emergere nella scena artistica del dopoguerra, in una Germania ancora in macerie. Il compositore riconosce subito nella giovane scrittrice un’anima affine e una compagna di ricerca poetica: Inge sa dire con le parole ciò che Hans Werner vuole esprimere con i suoni. Inizia una collaborazione feconda e un’amicizia che si protrae per oltre due decenni, caratterizzata dall’entusiasmo, da una continua ebbrezza di vita, di lavoro e, presto, anche dalla disillusione e dall’infelicità. In una complessa partitura a due voci – nella quale se ne inserisce una terza costituita dalla musica di Henze – sfilano momenti di gioia e grande affetto e ogni collaborazione o scambio intellettuale fra i due lascia tracce ben più profonde di quanto il tono spesso svagato lasci supporre. Dove si sfidano i temi caratterizzanti l’opera e le ossessioni di entrambi: l’odio per la Germania nazista, la fuga verso il Sud e la libertà mediterranea, l’isolamento e l’impegno politico, l’ambivalenza della fama e del successo che avranno entrambi, la violenza degli istinti e la gioia della bellezza, la ricerca di un equilibrio tra opera, vita e amore.

La scena è concepita come la buca di un’orchestra: leggii, sedie… entrano i tre interpreti e prendono posto… Inizia lo scambio di corrispondenza – scandito o interrotto dalla musica –  e si compone il mosaico di una relazione straordinaria: Boni/Henze legge le lettere ricevute da Inge mentre Cescon/Bachmann quelle ricevute da Hans Werner, quasi ribaltando i ruoli. Poi Inge si accende una sigaretta ed esce di scena, Hans Werner resta solo con la sua musica. Ingeborg Bachmann morirà il 17 ottobre 1973 dopo un’atroce agonia dovuta alle ustioni provocate proprio da una sigaretta. Una scintilla ha incendiato la vestaglia senza che la scrittrice, intorpidita dai farmaci, fosse in grado di reagire.

Nell’ultimo quadro vediamo Hans Werner ritrovare Inge seduta al tavolino di un bar. Sono passati dieci anni dalla sua morte e il rimpianto di non averla potuta proteggere è lancinante. Inge lo ignora, finge addirittura di non conoscerlo. Un sogno forse o l’estrema proiezione di un senso di colpa irredimibile. Non è una nostra invenzione ma un racconto di Henze.

FUGA A TRE VOCI

drammaturgia e regia Marco Tullio Giordana

liberamente ispirato a Ingeborg Bachmann- Hans Werner Henze «Lettere da un’amicizia»

(traduzione di Francesco Maione, a cura di Hans Holler, EDT, Torino 2008)

edizione originale: Ingeborg Bachmann- Hans Werner Henze: Briefe einer Freundschaft

Herausgegeben von Hans Holler. © 2004 Piper Verlag GmbH, München/Berlin

con (in o.a.) Alessio Boni Michela Cescon

musiche di Hans Werner Henze eseguite dal vivo da

Giacomo Palazzesi (chitarra)

scena e luci Gianni Carluccio

Produzione Teatro di Dioniso in collaborazione con

45°Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano