‘SCHIAPARELLI LIFE’ IN PRIMA NAZIONALE AD ASTI TEATRO

Giovedi 28 giugno alle ore 22.00 presso la Chiesa del Gesù in Corso Vittorio Alfieri 381, ad Asti, debutta in Prima nazionale all’interno della 40ma edizione di Asti Teatro SCHIAPARELLI LIFE, l’ultimo lavoro firmato da Carlo Bruni che vede, nel ruolo della stilista italiana, Nunzia Antonino in scena insieme a Marco Grossi.
Produzione Casa degli Alfieri, Teatro di Dioniso, Asti Teatro con la collaborazione di sistemaGaribaldi, La luna nel letto

Nota in margine
Per un paio d’anni, sul primo isolato di via Garruba a Bari, hanno tenuto il loro fantastico bazar Atelier 1900, Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario. Esperti di storia della moda e stilisti, sono stati loro a farci conoscere Elsa ed è con loro che abbiamo incominciato il percorso verso il quarto ritratto femminile del nostro più recente repertorio. Per questa produzione, oltre alla collaborazione di un fotografo e scenografo, Maurizio Agostinetto, ci è sembrata felice la disponibilità di Eleonora Mazzoni, scrittrice, che, condividendo l’impresa, ci ha assistiti nella redazione del testo. L’attore Marco Grossi e la cartoonist Beatrice Mazzone hanno infine completato il gruppo dedito alla creazione.

Elsa Schiaparelli (1890-1973) è stata una grande stilista italiana e una delle più influenti figure nella moda del Novecento. Più vicina all’arte che all’artigianato, è diventata famosa alla fine degli anni 20 del secolo scorso, quando ancora nella società dominava lo sfarzo decorativo di superficie e quel “consumo ostentativo” della ricchezza di cui gli uomini del ceto alto investivano le mogli.
Elsa partecipò da protagonista a quella rivoluzione del costume, degli stili di vita, del relazionarsi tra i sessi che ancora oggi influenza le nostre esistenze e l’idea stessa di bellezza, creando un nuovo modello femminile e contribuendo all’emancipazione delle donne.

E se la coeva nonché rivale Chanel le liberò fisicamente dai corsetti e dalle guaine che le ingabbiavano da secoli, promuovendo con il suo stile sobrio e comodo la naturale mobilità del corpo, Elsa le liberò mentalmente.

La sua idea di bellezza non è mai ovvia, è audace e sfrontata, fuori norma, visto che la norma, come tutte le categorizzazioni, è arbitraria ed è semplicemente la media che la società trova accettabile. La Schiaparelli chiese alle donne di osare, di essere creative e uniche. Le invitò a conoscere se stesse, allontanandosi dai condizionamenti esterni. Ad avere coraggio. E in effetti ci voleva coraggio per indossare un cappello che era una scarpa girata al contrario!

Però chi lo dice che se un oggetto ha la forma di una scarpa, bisogna metterselo per forza ai piedi? Il significato delle cose non è forse dato dalle convenzioni a cui siamo abituati?
Elsa sfidò queste convenzioni e invece che ai piedi, la scarpa se la mise, appunto, in testa. Collaborò con artisti come Dalì, Cocteau, Aragon, Ray, Clair, Duchamps, Sartre, vestì stelle del cinema: da Katharine Hepburn a Lauren Bacall, da Marlene Dietrich a Mae West.
Più surrealista dei surrealisti, fece emergere il mondo nascosto dei sogni e dell’inconscio, lanciando miriadi di novità. Così nacquero gli impermeabili per la sera e i lucchetti per gli abiti.
Insieme a Dalì ideò il cappotto a forma di scrivania, con i cassetti, ispirato a uno dei suoi famosi quadri.

Il vestito lungo con dipinta un’aragosta, circondata da ciuffi di prezzemolo.
Il vestito lacrime, di seta chiaro, con strappi rosa e rossi come se fosse carne viva.
Il tailleur nero con tasche rifinite da bocche rosse, che sembravano organi genitali femminili.
Il cappello nero col tacco di velluto rosa shocking che svettava come una piccola colonna. Come un fallo.
Utilizzò materiali nuovi come il tweed, il tessuto escorce d’arbre, le fibre artificiali.
Il cellophane. La paglia. Persino il vetro.

E poi le zip. Zip che si vedevano. Di colori diversi dagli abiti. Posizionate in luoghi inconsueti. Quelle zip che in Italia il fascismo vietava, chiamandole “chiusure adulterio”, ecco, lei le metteva anche negli abiti da sera. La moda era per lei un atto politico.

Il nostro lavoro, che intitoliamo SCHIAPARELLI LIFE, intercetta Elsa nell’ultimo periodo della sua vita, quando, chiusa la maison, recuperata, per così dire, una dimensione famigliare, redigerà la propria autobiografia. Traendo spunto da un suo reale rapporto con due “governanti”, la nostra azione mette in relazione Elsa con un “maggiordomo” impegnato nell’assisterla e di volta in volta: nemico, complice, infermiere, servo, figlio… figlia.

In compagnia forse soltanto di un fantasma o di una proiezione della solitudine, Elsa ripercorre la sua vita, quando, da poco finita la prima guerra mondiale e ancora lontana la seconda, aveva l’impressione che tutto fosse possibile, e che potesse bastare il talento e l’impegno per vivere liberi e felici. Rievoca i suoi successi professionali, le sue intuizioni, la sua arte, la sua idea di bellezza, ma anche le fatiche dell’inizio, il prezzo pagato per l’ambita libertà e le scelte dolorose. Lei che, abbandonata dal marito mentre era incinta, ha fatto crescere la sua unica figlia (Gogo), poliomielitica, in collegi rinomati ma lontani, accettando lunghe separazioni per poter continuare a lavorare.

Sottraendoci a un indirizzo meramente narrativo, puntiamo all’evocazione del carattere e della storia della Schiaparelli attraverso l’esercizio di una relazione inventata: intima ma non intimista; concreta ma non naturalista. Consapevoli della difficoltà che comporta l’uso dell’immagine, il lavoro comprenderà una componente visuale, non didascalica, concepita come espansione del sorprendente immaginario di quest’artista.
Nunzia Antonino e Carlo Bruni

Ma come posso spiegarti, Gogo, che la bellezza è sempre inconsueta ed eccentrica, perturbante e illogica, come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio… E a volte è persino dolorosa, la bellezza, sfuggente e fluida, non imbalsamata in regole e categorie. Anzi, contraddice tutte le certezze. Va cercata, scovata, rintracciata, e ha bisogno di tempo, perché non è né evidente né manifesta, a tal punto è profonda. Anche se non può essere oscura, la bellezza, perché è chiara. È infuocata, ma non urla, non è scomposta. Non ha preziosità esteriori, è pregiata dentro. È semplice, e la presunzione la distrugge ma è inscindibilmente legata all’intelligenza. Non va di corsa, però la bellezza è veloce. Non rincorre e non trascina. Accompagna, sostiene, consola. È coraggiosa, esigente con sé stessa, mai brusca verso gli altri. È audace e amante del pericolo, la bellezza, e comprende, perdona, salva. Per sempre, perché lei, la bellezza, lei sì, è eterna.”

(dalla scrittura preliminare in forma di racconto di Eleonora Mazzoni)

SCHIAPARELLI LIFE
di Eleonora Mazzoni
con Nunzia Antonino e Marco Grossi

regia Carlo Bruni

scena Maurizio Agostinetto, Carlo Bruni
immagini in movimento Bea Mazzone
luci Carlo Bruni
consulenza/costumi Luciano Lapadula, Vito Antonio Lerario
assistenza tecnica Filippo Losacco
organizzazione Nicoletta Scrivo
amministrazione Franca Veltro
produzione Casa degli Alfieri, Teatro di Dioniso, Asti Teatro
con la collaborazione di sistemaGaribaldi, La luna nel letto

LA BUONA EDUCAZIONE debutta al FESTIVAL DELLE COLLINE

DEBUTTO NAZIONALE Festival delle Colline Torinesi | Torino Creazione Contemporanea 2018 | 9 giugno 2018 |

Sabato 9 giugno alle ore 20.00 presso la Sala Piccola della Casa Teatro Ragazzi di Torino, Corso Galileo Ferraris 266, all’interno della 23ma edizione del Festival delle Colline Torinesi, va in scena in prima nazionale LA BUONA EDUCAZIONE, nell’interpretazione di Serena Balivo, per la regia di Mariano Dammacco.
La produzione è della Piccola Compagnia Dammacco / Teatro di Dioniso.
Lo spettacolo verrà replicato, nella stessa sede, domenica 10 giugno, alle ore 20.00.

LA BUONA EDUCAZIONE
Una donna deve prendersi cura di un giovane essere umano, ultimo erede della sua stirpe. Deve ospitarlo nella sua vita, nella sua casa, nella sua mente, deve educarlo, progettare il suo futuro, deve contribuire all’edificazione di un giovane Uomo. Serena Balivo, Premio Ubu 2017 nella categoria nuova attrice o performer, dà vita sulla scena a questa donna, accoglie gli spettatori nel teatro della sua mente e condivide con loro la strada che percorre per cercare di assolvere al suo compito. ne sarà all’altezza? LA BUONA EDUCAZIONE, con la drammaturgia e la regia di Mariano Dammacco, e lo spazio scenico ideato dallo stesso regista insieme alla scenografa Stella Monesi, muove i suoi passi da alcune domande: quali sono i valori, i contenuti, le idee che oggi vengono trasmesse da un essere umano all’altro? Quali sono gli attori di questa trasmissione di contenuti? A cosa servono questi contenuti, questi valori, queste idee? A cosa ci preparano?

TRILOGIA DELLA FINE DEL MONDO
Il primo vero progetto artistico nato del tutto all’interno del progetto della Piccola Compagnia Dammacco è la “Trilogia della fine del mondo”, ovvero il progetto di realizzare tre spettacoli con drammaturgia originale e con narrazioni collocate nel nostro presente. Sono così nati gli spettacoli L’inferno e la fanciulla (2014) ed Esilio (2016) e LA BUONA EDUCAZIONE in debutto all’interno del festival delle Colline Torinesi, nel giugno 2018.

Gli spettacoli che compongono la Trilogia hanno l’intento di offrire una occasione di riflessione sul mondo in cui viviamo. La “fine del mondo” contenuta nel titolo allude al porre attenzione alle sfumature nuove della nostra società, le sfumature che ci mostrano, appunto, che il mondo che conoscevamo e nel quale siamo nati cambia velocemente al punto da poter dire che è un mondo finito, il cui posto viene preso proprio da quel presente che intendiamo indagare per prendere coscienza e creare una sorta di memoria dell’oggi.
Non diciamo nulla di nuovo affermando che, oggi quanto mai, seppure in presenza del più alto grado di progresso tecnologico e scientifico, il modo in cui la vita della cosiddetta comunità occidentale è organizzata rischia sempre più di generare una ricaduta di segno negativo sulla vita dell’individuo riassumibile forse in una sorta di rischio di disumanizzazione. Serena Balico e Mariano Dammacco

 

 

LA BUONA EDUCAZIONE
con Serena Balivo
ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco
spazio scenico Mariano Dammacco e Stella Monesi

organizzazione Nicoletta Scrivo
amministrazione Paola Falorni
ufficio stampa Teatro di Dioniso Paola Maritan
ufficio stampa Piccola Compagnia Dammacco Maddalena Peluso
foto Luca del Pia

produzione Piccola Compagnia Dammacco / Teatro di Dioniso

in collaborazione con L’arboreto Teatro Dimora, Teatro Franco Parenti, Primavera dei Teatri, Asti Teatro 40

con il sostegno delle residenze artistiche Compagnia Diaghilev Residenza Teatro Van Westerhout, Residenza Teatrale di Novoli – Principio Attivo Teatro – Factory Compagnia Transadriatica, Giallo Mare Minimal Teatro, Capotrave Kilowatt/Bando Sillumina Siae 2017, Residenza teatrale Qui e Ora

La compagnia ringrazia per il confronto durante la preparazione dello spettacolo Maurizio Agostinetto, Fabio Biondi, Antonio Catalano, Michela Cescon, Gerardo Guccini, Valter Malosti, Roberta Nicolai, Lorenza Zambon. Grazie a Casa degli Alfieri e Spazio Kor.

2018: IFIGENIA IN CARDIFF in tournée

IFIGENIA IN CARDIFF (Iphigenia in Splott) di  Gary Owen, lo spettacolo presentato nel corso della 22ma edizione del Festival delle Colline Torinesi,  nell’interpretazione potente e intensa di Roberta Caronia -che le è valsa il premio Virginia Reiter 2017–  per la regia di Valter Malosti, dopo gli appuntamenti piemontesi  sarà a Roma e Taranto,  tra febbraio e marzo 2018, secondo il seguente calendario:

DCKINSON’S WALK | ROBERTA BOSETTI E EMILY DICKINSON AL FESTIVAL DELLE COLLINE

All’interno della 23ma edizione del Festival delle Colline Torinesi, Roberta Bosetti e Renato Cuocolo, presentano da venerdì 8 a domenica 10 e da venerdì 15 a mercoledì 20 giugno, alle ore 21 con partenza dal Caffè Elena, in piazza Vittorio Veneto 5 a Torino, DICKINSON’S WALK un percorso attraverso la città guidati dalle poesie di Emily Dickinson e la voce di Roberta Bosetti.
Produzione Cuocolo/Bosetti, IRAA Theatre, Teatro di Dioniso

441 Questa è la mia lettera al mondo – che non mi ha mai scritto. Semplici notizie che la natura mi ha raccontato con tenera maestà. Il suo messaggio è affidato a mani che non posso vedere .(E.D.)

Lettere e poesie interpretate da Roberta Bosetti e tratte da Emily Dickinson, la poetessa americana che restituiva la grandezza della natura dal chiuso della sua stanza. Una sorta di poesia del domestico che ben si congiunge con la visione di un teatro intimo e perturbante come quello di Cuocolo/Bosetti.

Scabra, dura, ironica la poesia della Dickinson trascrive l’esperienza di una donna che seppe abbracciare la condizione della solitudine e farne un provocatorio strumento di conoscenza. Harold Bloom, uno dei massimi critici letterari contemporanei ha detto di lei che: “eccezion fatta per Shakespeare, la Dickinson dà prova di maggiore originalità cognitiva di ogni altro poeta occidentale dopo Dante”.

E’ da molti anni che Cuocolo/Bosetti stanno portando in giro per il mondo le loro riflessioni sulla Dickinson. E solo più recentemente che lo spettacolo è diventato un’affascinante passeggiata radio guidata in cui si cerca di penetrare ed attraversare il mondo della poetessa americana.
Attraversare i luoghi della città. Un lavoro sui paesaggi interiori. I luoghi familiari della città che si trasformano in perturbanti. Si aprono all’ascolto.
Un Walkscapes. Un paesaggio camminato.
Attraversato da venticinque persone accompagnate dalla voce dell’attrice e della città.
Il camminare come forma simbolica che permette di abitare il mondo.
Quella che viene scoperta è una città liquida, un liquido amniotico dove si formano spontaneamente gli spazi dell’altrove.
Un arcipelago urbano da navigare andando alla deriva. Una città in cui gli spazi dello stare sono le isole del grande mare formato dallo spazio dell’andare.
L’errare come valore piuttosto che come errore.

La prima volta che ho letto Emily Dickinson avevo diciott’anni. Sono sempre stata quella che si dice una persona innamorata della lettura. Però preferivo la prosa. Amavo le storie. Cosa fosse davvero la poesia non me lo ero mai chiesto. Lo avessi chiesto alla Dickinson avrebbe detto che poesia è saper distillare un senso stupefacente dai significati ordinari. E’ questo il genere di poesia che amo, nessuno mi potrebbe convincere del contrario”. Roberta Bosetti


DICKINSON’S WALK
Undicesima parte di Interior Sites Project
con Roberta Bosetti
regia Renato Cuocolo
produzione Cuocolo/Bosetti, IRAA Theatre, Teatro di Dioniso

A GENNAIO ‘PAROLE D’ARTISTA’ RIPRENDE CON EDITH

Il 13 gennaio riprende ad Asti presso lo Spazio Kor la rassegna Parole d’Artista con Edith di e con Chiara Cardea e Elena Serra che cura anche la regia.
Lo spettacolo che ha avuto un prologo a novembre, sempre ad Asti, con Edith’s Party è una produzione Serra/Cardea con il sostegno di Fondazione Piemonte dal Vivo; produzione esecutiva Teatro della Caduta con il sostegno di Renaise-abiti d’Altra moda / Tiramisù alle Fragole / Lumeria. Collaborazione agli eventi speciali Terre Spezzate / Associazione Cuochilab.

Edith è spirato a Grey Gardens, un documentario girato nel 1975 dai fratelli Maysles.
Il film offre un indimenticabile ritratto di Edith Ewing Bouvier Beale e di sua figlia Edith Bouvier Beale, zia e cugina di primo grado di Jacqueline Kennedy.
Le due Edith, protagoniste fino agli anni 50 della vita mondana  newyorkese, divennero in seguito simbolo di scandalo e decadenza e furono per anni il segreto ben custodito della famiglia Bouvier.
Volontariamente isolate nella loro villa di Grey Gardens a East Hampton, si abbandonarono al degrado, in una casa circondata da rovi, sommersa dalla spazzatura e invasa da gatti, zecche e procioni.

L’adattamento teatrale di Elena Serra e Chiara Cardea si concentra sul rapporto tra le due donne, fatto di recriminazioni e affetto, amore e odio. Le due attrici hanno studiato e tradotto i dialoghi del film e approfondito la vicenda di Big Edie e Little Edie, scoprendo inaspettate analogie con la propria biografia artistica. Da questo lavoro nasce una drammaturgia originale che colloca il racconto teatrale su due livelli: c’è la storia di una donna alla ricerca della propria indipendenza e di una madre quasi disincarnata, che prende vita attraverso le proiezioni ossessive della figlia sul suo ruolo e le sue responsabilità; e c’è il rapporto tra un’attrice alla ricerca della propria maturità creativa e una regista che guida, quasi invisibile, il suo percorso, in una tensione continua di complicità e contrasto.

info: Spazio Kor tel. 349 1781140 | info@teatrodidioniso.it

 

IRENE IVALDI È ANNA KARENINA AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CERVO (IM)

Tratto da Anna Karenina di Tolstoj ANNA K. è l’ultimo progetto di Valter Malosti in scena dal 13 al 18 agosto (ad esclusione del 16 agosto) a Palazzo Viale all’interno del 54mo Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo (IM), nell’interpretazione di Irene Ivaldi e con la presenza in scena  del violoncellista Lamberto Curtoni.