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2018/2019 | ESILIO | Piccola Compagnia Dammacco

Dedicato a Paolo Ambrosino

ESILIO racconta la storia di un uomo come tanti al giorno d’oggi, un uomo che ha perso il suo lavoro. Quest’uomo, interpretato da Serena Balivo en travesti (Premio Ubu 2017 nella categoria “Nuovo attore o attrice under 35”), insieme al suo lavoro, gradualmente perde un proprio ruolo nella società fino a smarrire la propria identità, fino a sentirsi abbandonato e solo seppure all’interno della sua città, fino a sentirsi finalmente costretto a chiedersi come e perché è finito in tale situazione. E così gli spettatori possono partecipare al goffo e grottesco tentativo di quest’uomo di venire a capo della situazione dialogando con se stesso, con la sua coscienza forse, con la sua anima o magari con le sue ossessioni.

Lo spettacolo, con drammaturgia originale e centrato sul lavoro d’attore, cerca di offrire a ogni spettatore una riflessione sul nostro presente. I linguaggi scelti sono quelli del surrealismo e dell’umorismo perché lo spettacolo possa offrire a ogni spettatore visioni della vita di tutti noi in una forma trasfigurata che ne evidenzi le contraddizioni e suggerisca qualche interrogativo su questo nostro modo di vivere.

ESILIO è il secondo passo della “Trilogia della Fine del Mondo” ideata nel 2010 da Mariano Dammacco e in corso di realizzazione a opera della Piccola Compagnia Dammacco. Il primo passo è stato lo spettacolo L’ultima notte di Antonio prodotto da Piccola Compagnia Dammacco e Asti Teatro nel 2012, con la collaborazione di Campsirago Residenza e di L’arboreto Teatro Dimora di Mondaino. Il terzo passo della Trilogia è in programma per il 2018 con la realizzazione di uno spettacolo intitolato La buona educazione.

L’arboreto Edizioni ha pubblicato il libro “ESILIO” di Mariano Dammacco. Il libro comprende la drammaturgia integrale dello spettacolo, le illustrazioni originali di Stella Monesi e un apparato critico in forma di conversazione tra Mariano Dammacco, autore, Serena Balivo, attrice, e Gerardo Guccini, docente di Drammaturgia presso l’Università di Bologna e attento osservatore delle interazioni fra testo e spettacolo sia nelle esperienze storiche che in quelle contemporanee.

Serena Balivo vincitrice del Premio Ubu 2017 nella categoria “Nuova attrice o
performer”
Spettacolo vincitore Last Seen 2016 (miglior spettacolo dell’anno su Krapp’s Last Post)

Spettacolo vincitore del Primo Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2017
Spettacolo finalista al Premio Rete Critica 2016
Spettacolo finalista al Premio CassinoOFF 2017
Spettacolo Selezione In box 2017

 

Scarica la scheda artistica di ESILIO

Qui un estratto di rassegna stampa di ESILIO

 

ESILIO
con
Serena Balivo e Mariano Dammacco
ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco
con la collaborazione di Serena Balivo
cura dell’allestimento Stella Monesi
luci Marco Oliani
produzione Piccola Compagnia Dammacco
con il sostegno di Campsirago Residenza
con la collaborazione di L’arboreto Teatro Dimora di Mondaino  e di Associazione CREA/Teatro Temple, Associazione L’Attoscuro

 

CONTATTI
Nicoletta Scrivo | Teatro di Dioniso
organizzazione@teatrodidioniso.it | nicolettascrivo@gmail.com
www.teatrodidioniso.it | +39 335 6706269

2018/2019 | ANNA KARENINA | Teatro di Dioniso

In un’ora è magicamente condensata, attraverso un fitto dialogo tra voce e musica, la traiettoria di vita di Anna, cui dà voce e corpo Irene Ivaldi. Al violoncello Lamberto Curtoni esegue composizioni russe e partiture originali. La cura del progetto è di Valter Malosti che ha adattato per il teatro la splendida e recentissima traduzione di Claudia Zonghetti edita da Einaudi.

La società pietroburghese di cui Anna Karenina fa parte è di fatto una cerchia ristretta di persone che obbediscono, in maniera diversa, a ferree regole di convenienza. Anna è bella, brillante, ancora giovane, animata da un’ansia di vita che le impedisce di sentirsi appagata da un ménage familiare privo di sorprese. L’incontro con il giovane Vronskij -ricco, intelligente, nobile, avviato a una felice carriera nell’esercito-, è deflagrante per il futuro della donna. Per lui Anna rinuncerà a vedere il figlio che ama, a godere degli agi del milieu dal quale erroneamente crede di essersi affrancata e che invece le sta erigendo intorno un muro di ostilità e di risentimento che la porteranno alla disperazione.

Anna muore per mancanza di libertà.
Somiglia a uno splendido uccellino in gabbia che, ben curato, nutrito, ammirato, inizia a illudersi di poter vivere al di là delle sbarre. Scappa dalla voliera, si inebria di un’aria diversa. Ma proprio quando spiega le magnifiche ali per librarsi, si accorge di non poter volare.
Anna vorrebbe che l’amore –corrisposto- per Vronskij non fosse contaminato dalle leggi che regolamentano i rapporti ordinari: per questo inizialmente rifiuta l’offerta di divorzio che il zelante marito le offre. Non vedere il figlio le procura un dolore indicibile, le pagine che Tolstoj dedica all’incontro segreto tra Anna e il suo piccolo Serёža sono strazianti.
Anna è sincera e vuole esserlo ad ogni costo. Non potendo emanciparsi dal senso di colpa, intuendo che anche la colpa in fondo è frutto di un condizionamento sociale, adotta un modus vivendi apparentemente sfrontato ma in realtà estremo, moralistico, cercando la sincerità e la trasparenza nella propria condotta.  Non ama la figlia che ha avuto dall’amante e non fa nulla per nasconderlo, sfida la società mostrandosi a teatro –il luogo emblema della finzione e nel contempo dello disvelamento della propria interiorità-. Ma non è forse anche la sincerità una convenzione? Non esiste solo in rapporto alla menzogna?

Anna comincia a essere prigioniera di sé stessa.
Teme che l’amore di Vronskij stia venendo meno, è sempre più gelosa, probabilmente invidiosa: all’uomo è concessa l’evasione anche grazie al lavoro mentre alla donna no. Il ritmo del suo pensiero è più veloce, le frasi sincopate, quello che urla non è poi diverso da ciò che direbbe una qualsiasi donna gelosa, le parole si fanno singhiozzi, singulti, sbuffi veloci di un treno che non si ferma, che non si fermerà neanche quando Anna sarà riversa esanime sui binari. Perché il romanzo, come il treno impietoso, non finisce qui. Sarà la storia di Levin, il cui destino è intrecciato a quello della Karenina, a ridare fiato e tempo al lettore. Tanto sapevamo già come sarebbe finita Anna, lo sapevamo da molto prima di leggere il libro. Ce l’avevano detto amici, scrittori, giornali, recensioni, che Anna sarebbe morta. Ed è una delle prime confidenze che fa al lettore, che c’è un “brutto segno” da interpretare, e che la sua vita da quel momento in poi sarà una corsa a braccia spalancate, gonfia di vita e di risolutezza, verso la realizzazione di un presagio funesto.

 

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ANNA KARENINA
da Lev Tolstoj
in scena Irene Ivaldi
traduzione di Claudia Zonghetti, gentilmente concessa da Einaudi editore
adattamento teatrale e regia Valter Malosti
musiche eseguite dal vivo al violoncello da Lamberto Curtoni
musiche originali di Lamberto Curtoni
musiche di repertorio di Prokofiev, Gubaidulina, Weinberg, Russian folk songs trascritte per violoncello da Lamberto Curtoni
luci Michele Abrate
produzione Teatro di Dioniso in collaborazione con Cumpagnia du Servu, Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo

 

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TALKING HEADS II (2017)

due testi inediti per le scene italiane di Alan Bennett
con Michela Cescon , regia  Valter Malosti

2018/2019 | EDITH | Serra/Cardea | Teatro di Dioniso

Un progetto Serra/Cardea

Two roads diverged in a wood, and I-
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.
Robert L. Frost, The Road Not Taken, 1916.

LA STORIA
Il nostro lavoro prende l’avvio dal desiderio di indagare le possibilità drammaturgiche della coppia femminile nel contesto culturale postmoderno, ragionando non solamente in termini di drammaturgia teatrale, ma cercando materiali spuri che spaziassero dalla cronaca al cinema,dall’arte figurativa alla pubblicità.
Ed è stato così che abbiamo incontrato Grey Gardens, un documentario girato e prodotto dai fratelli Albert e David Maysles, uscito negli USA nel 1975.
Nel 1972 Lee Radzwill, sorella di Jacqueline Kennedy, contattò i fratelli Maysles perché girassero un documentario sulla sua infanzia e sulla sua famiglia. Della lista di luoghi e persone che la Radzwill compilò, una casa li colpì in particolare.
Si trattava di una magione sulla spiaggia di East Hampton, chiamata Grey Gardens. All’interno vi abitavano Edith Ewing Bouvier e sua figlia Edith Bouvier Beale, madre e figlia, rispettivamente zia e cugina di primo grado di Lee Radzwill e di Jacqueline Kennedy.
Grey Gardens, che era stata uno dei luoghi simbolo della ricca e potente upper class americana, era totalmente in rovina. Il grande giardino, abbandonato da più di due decenni, aveva completamente inghiottito la casa.
La dimora pullulava di parassiti, procioni selvatici e decine di gatti.
La casa e le sue inquiline furono il segreto ben custodito della famiglia Bouvier fino all’inverno del 1971, quando le Beale ricevettero la prima visita dei Maysles. Il materiale girato venne proposto alla sorella di Jackie, che, furente, abbandonò il progetto.
I Maysles tornarono autonomamente a Grey Gardens nel 1973 e girarono il film più iconico della loro carriera, dando vita ad un fenomeno che negli anni ha prodotto un musical di successo e un film tv con Jessica Lange e Drew Berrymore, ha ispirato stilisti come John
Galliano, Chanel, Dolce e Gabbana, designer come Iris Apfel, Nick Verreos e Tod Oldham e ha influenzato il look di molte star tra cui Madonna e Kylie Minogue.

LO SPETTACOLO
La vicenda delle due Edith ci è sembrata immediatamente un riassunto involontariamente perfetto di tutti i personaggi che avremmo voluto coinvolgere nel nostro percorso.
Esse incarnano la diva in decadenza de Il viale del tramonto, la coppia disfunzionale e sociopatica delle sorelle Papin, la ribellione alla borghesia e il rapporto incestuoso delle Serve di Genet, l’inesorabile e ironica disperazione della Winnie di Beckett.
Big Edie e Little Edie sono costantemente in bilico sull’orlo della sopravvivenza materiale e della follia, vivono l’ossimoro della reclusione che le rende assolutamente libere; dispongono ed espongono i loro corpi, felici di un narcisismo e di una vanità totalmente scevre di ogni
influenza sessuale. Costruiscono la loro immagine iconografica razionalizzando ogni minimo dettaglio vocale, fisico e di costume, testimoniando una tensione artistica implacabile che le ha escluse dal mondo civile. Esse vivono un solo tempo che non è presente, né passato, né futuro, ma sospeso, teatrale per la precisione, pur essendo state costrette ad abbandonare la loro carriera di cantanti e ballerine in forza di feroci convenzioni sociali.
Lo spettacolo condensa il rapporto tra le due donne, assumendo il punto di vista della Edith più giovane e facendo della più vecchia un’immagine archetipica disincarnata e feroce.
La drammaturgia originale ci ha viste impegnate nella redazione di un testo che partendo dalla traduzione del documentario è giunto ad una rielaborazione che è testimonianza della nostra esperienza personale. La volontà è infatti raccontare la storia delle due Beale attraverso le tappe della nostra esperienza artistica, ovvero attraverso le parole, le canzoni e le immagini che hanno segnato la nostra attività teatrale.
Insieme con noi agisce un’autentica installazione teatrale: la scenografia di Jacopo Valsania, è una macchina autoportante che si delinea come terzo attore vero e proprio, i costumi curati da Anna Filosa non sono semplici elementi decorativi, ma accompagnano il percorso emotivo delle protagoniste costruendo l’iconografia della loro complessità, infine il progetto sonoro di Alessio Foglia ha il compito di calare nella contemporaneità la ricchezza delle citazioni musicali che emergono dal documentario dei fratelli Maysles.

IL PROGETTO, IL PUBBLICO E GLI EVENTI
La volontà di riconsiderare il pubblico come elemento drammatico in rapporto costante e effettivo con la parte artistica e non esclusivamente sotto il profilo economico, ci ha spinte a sviluppare alcuni progetti paralleli allo spettacolo che ci permettessero di esperire, fuori dalla scena, importanti aspetti della nostra ricerca drammaturgica, e che fossero anche occasioni per coinvolgere realmente nuove fasce di potenziali spettatori.
Abbiamo avviato collaborazioni con altri soggetti la cui professionalità fosse riconosciuta a livello nazionale e organizzato:
Edith’s Party. Gioco di ruolo dal vivo con partecipazione attiva del pubblico, in cui
viene ricreata la festa di debutto in società di Edith Bouvier Beale al Pierre Hotel di New York
nel 1936. In collaborazione con Terre Spezzate. Reportage: http://bit.ly/2kzx8AS
Grey Gardens. Proiezione del documentario originale sottotitolato in italiano (in
esclusiva). In collaborazione con Associazione Antiloco / Il Piccolo Cinema e Università degli
Studi di Torino.
Dive per sempre. Proiezione del film e analisi critica. In collaborazione con Arcigay
Torino.
Edith’s Happening. Flash mob delle due Edith in situazioni pubbliche e conviviali. In
collaborazione con Associazione CuochiLab.
Ogni evento può essere replicato in occasione dello spettacolo o come esperienza autonoma e
fa parte a tutti gli effetti della proposta di distribuzione.

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Qui un estratto di rassegna stampa di EDITH

 

EDITH
di e con Chiara Cardea e Elena Serra
regia Elena Serra
voci off Michele Di Mauro, Vittorio Camarota e Matteo Baiardi
progetto sonoro Alessio Foglia
scena e luci Jacopo Valsania
costumi e trucco Anna Filosa
assistente alla regia Davide Barbato
direzione tecnica Loris Spanu
artwork Donato Sansone aka Donny Sansuca
foto Luigi Ceccon
produzione Teatro di Dioniso
con il sostegno di Renaise – abiti d’Altra moda | Tiramisù alle Fragole
collaborazione agli eventi speciali Terre Spezzate | Ass CuochiLab

CONTATTI
Nicoletta Scrivo | Teatro di Dioniso
organizzazione@teatrodidioniso.it | nicolettascrivo@gmail.com
www.teatrodidioniso.it | +39 335 6706269

A GENNAIO ‘PAROLE D’ARTISTA’ RIPRENDE CON EDITH

Il 13 gennaio riprende ad Asti presso lo Spazio Kor la rassegna Parole d’Artista con Edith di e con Chiara Cardea e Elena Serra che cura anche la regia.
Lo spettacolo che ha avuto un prologo a novembre, sempre ad Asti, con Edith’s Party è una produzione Serra/Cardea con il sostegno di Fondazione Piemonte dal Vivo; produzione esecutiva Teatro della Caduta con il sostegno di Renaise-abiti d’Altra moda / Tiramisù alle Fragole / Lumeria. Collaborazione agli eventi speciali Terre Spezzate / Associazione Cuochilab.

Edith è spirato a Grey Gardens, un documentario girato nel 1975 dai fratelli Maysles.
Il film offre un indimenticabile ritratto di Edith Ewing Bouvier Beale e di sua figlia Edith Bouvier Beale, zia e cugina di primo grado di Jacqueline Kennedy.
Le due Edith, protagoniste fino agli anni 50 della vita mondana  newyorkese, divennero in seguito simbolo di scandalo e decadenza e furono per anni il segreto ben custodito della famiglia Bouvier.
Volontariamente isolate nella loro villa di Grey Gardens a East Hampton, si abbandonarono al degrado, in una casa circondata da rovi, sommersa dalla spazzatura e invasa da gatti, zecche e procioni.

L’adattamento teatrale di Elena Serra e Chiara Cardea si concentra sul rapporto tra le due donne, fatto di recriminazioni e affetto, amore e odio. Le due attrici hanno studiato e tradotto i dialoghi del film e approfondito la vicenda di Big Edie e Little Edie, scoprendo inaspettate analogie con la propria biografia artistica. Da questo lavoro nasce una drammaturgia originale che colloca il racconto teatrale su due livelli: c’è la storia di una donna alla ricerca della propria indipendenza e di una madre quasi disincarnata, che prende vita attraverso le proiezioni ossessive della figlia sul suo ruolo e le sue responsabilità; e c’è il rapporto tra un’attrice alla ricerca della propria maturità creativa e una regista che guida, quasi invisibile, il suo percorso, in una tensione continua di complicità e contrasto.

info: Spazio Kor tel. 349 1781140 | info@teatrodidioniso.it

 

TALKING HEADS DI BENNETT INTERPRETATO DA MICHELA CESCON IN TOURNÉE

Michela Cescon e Valter Malosti – pluripremiati interpreti della scena teatrale italiana –  tornano a lavorare insieme in un progetto dedicato  al grande autore britannico Alan Bennett.
Lo spettacolo ha debuttato in versione di mise en espace a TREND – nuove frontiere della scena britannica – XVI edizione.
In scena Michela Cescon dà voce e corpo ad alcuni irresistibili, irriverenti e caustici brani del grande autore inglese, parte della seconda raccolta della serie TALKING HEADS, rappresentati per la prima volta in Italia.
Qui la scheda e le date della tournée 2017/2018

SHAKESPEARE/SONETTI

MARTEDÌ 24 APRILE 2018
ASTI | TEATRO ALFIERI | ORE 21.00

versione italiana e adattamento teatrale Fabrizio Sinisi e Valter Malosti
regia Valter Malosti
coreografie Michela Lucenti